top of page

Andiamo a Roma!
Il racconto de La Compagnia del Re Gnocco al Giubileo dello Spettacolo Popolare

FolkNewsAGOSTO2025

di Laura Fumagalli

Quando a inizio anno ci hanno avvisato che il 10 e 11 maggio la Chiesa avrebbe festeggiato il “Giubileo delle Bande e dello Spettacolo Popolare” non ci hanno pensato due volte: “Andiamo a Roma!”.

All’inizio pareva uno scherzo, forse non ci credevamo nemmeno noi stessi, ci pareva impossibile aver la possibilità di portare i nostri abiti, le nostre danze, la nostra passione a Roma.
Per noi sono cose di tutti i giorni, che forse non meritano tanta importanza. 

E poi ci siamo trovati in Piazza San Pietro, a gridare “Viva Papa Leone!” in abito storico, con lo stendardo del Re Gnocco in mano e le lacrime agli occhi.
E lì abbiamo capito che era tutto vero
, che eravamo davvero lì a portare il nostro folclore agli occhi del mondo. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.41.36.jpeg

Facciamo un passo indietro. Anche a distanza di un paio di mesi, è difficile non farsi prendere dall’emozione nel raccontare quest’avventura!


Negli anni giubilari, ogni domenica la Chiesa festeggia un Giubileo particolare. Sabato 10 e domenica 11 maggio, grazie al lavoro della Federazione, i gruppi folclorici sono stati invitati al “Giubileo delle Bande e dello Spettacolo Popolare”. Un’occasione per scendere a Roma e portare spettacolo, animazioni, strumenti musicali e dialetti nella Capitale. Ma soprattutto una bellissima occasione di incontro con gruppi da tutta Italia e di scambio culturale. 


Il programma è stato intenso: sabato sera spettacolo in piazza Santa Maria a Trastevere, domenica mattina messa, sfilata in via Conciliazione e Angelus del Papa.
“Quando abbiamo scelto di partire, sapevamo benissimo che per noi non sarebbe stata solo una gita. Siamo partiti il venerdì mattina, in anticipo di un giorno, per avere un po’ di tempo per visitare Roma e per gustarci l’avventura”, racconta Pinuccia. “Nel borsone avevamo più abiti del gruppo che vestiti normali!” aggiunge Ezio. Eh sì, perché a Roma abbiamo portate tutte le nostre anime, quella storia del 1500 e quella colorata e godereccia. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.42.12.jpeg

Eravamo in nove e abbiamo affittato un appartamento – perché un’avventura di questo genere va vissuta come una grande famiglia: colazione insieme, bagni da condividere, tisana serale in compagnia.
E poi i pranzi e le cene alla scoperta della cucina romana, le prove di ballo nel parco prima dell’esibizione, le corse per prendere la metro e la ricerca di una farmacia per comprare il Polase e resistere al caldo. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.44.58.jpeg

“Al sabato sera tutti i gruppi – racconta Marilena – si sono esibiti in piazza Santa Maria a Trastevere. C’era talmente tanta gente che era impossibile muoversi. Sul palco si sono alternati gruppi da ogni regione, dalle danze calabresi e laziali, fino alla musica del flauto di Pan dalla Lombardia. È stato bellissimo vedere tutta quella bellezza che ognuno ha portato di sé. Vedere con quanta passione i gruppi hanno raccontato il proprio territorio”. 
“Mentre ballavamo ci guardavamo negli occhi increduli. Roma ci stava guardano ma noi abbiamo pensato solo a divertirci, come se fossimo soli, come in un momento fuori dal tempo”, aggiunge Lorena. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.44.20.jpeg

E la poi durate la messa della domenica mattina, in abito tradizionale ovviamente, abbiamo incontrato centinaio di altri folcloristi e ci siamo sentiti uniti a loro in una grande famiglia anche se non ci conoscevamo. È una sensazione unica”, continua Marilena. 

Dopo la messa, la sfilata in un luogo d’eccezione: via Conciliazione. L’abbiamo percorsa tutta, tra due ali di folla con i cellulari in mano, tra telecamere dei telegiornali e frasi che arrivavano urlate “Da dove venite?”, “Anche noi siamo di Bergamo!” “Viva Bergamo, noi siamo di Gandino!”. Brevi frasi che erano come un abbraccio forte che dava calore e umanità. 

“Io era davanti con in mano lo stendardo – racconta Laura – e mi scendevano le lacrime dagli occhi. Ho pensato a tutte le serate di prove, a quando la domenica vai a fare spettacolo invece che stare a casa con tuo marito, a quando passi le notti a fare progetti per il futuro dell’associazione, alla fatica di cucire quegli abiti storici che stavamo indossando, al nostro Franco che ci aveva fondati era mancato 5 mesi prima, ai soci che avevamo lasciato a casa, a Lucia che sarebbe dovuta partire con noi. E tutti ci guardavano ammirati. Allora mi giravo verso i miei soci e li vedevo sorridere alla folla. Era impossibile non sorridere. Era un’emozione così forte che dovevi sfogarla in qualche modo! Eravamo a Roma – era inimmaginabile, impensabile. E invece eravamo lì a sfilare con gli abiti storici e tutti ci stavano dicendo che eravamo meravigliosi”. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.43.33.jpeg

E poi siamo arrivati in piazza San Pietro e la Pinuccia si chiedeva: “Avranno riservato un posticino per noi? C’è così tanta gente…”. Meraviglia delle meraviglie, eravamo sotto il balconcino da cui meno di una settimana prima avevano annunciato il nuovo Papa Leone. 
E da lì lui è uscito per il suo primo Angelus al mondo! Urlavamo anche noi “Papa Leone! Papa Leone!” con tutta la piazza. 

WhatsApp Image 2025-08-10 at 12.43.51.jpeg

Tre giorni, 30 km a piedi attraverso Roma, levatacce per prendere posto a messa e spettacoli sotto il sole. Ma eravamo felici, galleggiavamo con il sorriso sulle ali delle emozioni”, conclude Marco. 


È stata un’esperienza unica e irripetibile che ci ha cambiato. Quando siamo tornati a casa, avevamo nel cuore qualcosa di speciale: abbiamo portato a casa tanta gioia e bellezza e ora le portiamo sempre con noi alle prove e in piazza” conclude Katia. 

Dopo 4 ore di treno, la domenica sera ci siamo divisi e siamo tornati nelle nostre case bergamasche. 


Dopo pochi minuti un messaggio di Marilena sul gruppo Whatsapp è il riassunto di tre giorni di avventura: “Questo silenzio mi confonde un po’. Già mi mancate… stasera che tisana facciamo?”. 

bottom of page